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Piemonte selvaggio


Quest’estate in un’ottica di risparmio e variazione, abbiamo fatto una vacanza più economica e all’insegna dell’Italia. La nostra prima tappa è stato il Piemonte.

Eravamo in Valle Gesso, a Sant’Anna di Valdieri. Il posto mi è piaciuto tantissimo, compreso il fatto che la vita notturna era fatta dai ghiri che correvano sul tetto e che l’intrattenimento era il panorama dei boschi.

Non ero mai stata in Piemonte prima e il bilancio è positivo!

Ho visto le marmotte, abbiamo fatto una “passeggiata” in montagna di 24km a/r e 1100m di dislivello in 6h30m che mi ha lasciato distrutta e mi ha fatto decisamente provare i miei limiti (ad un certo punto ero attaccata ad una roccia implorando pietà!), e ho provato un sacco di cose buone.

Oltretutto il paesino che mi ospitava, prima era la residenza estiva dei Savoia, re d’Italia.
Il che lo porta ad essere un po’ fuori dal tempo con scritte che inneggiano alla regina e targhe che ringraziano il re. Addirittura i Savoia continuano a presenziare ad una delle feste che si tiene durante l’estate (almeno così dicono). Insomma un luogo strano!img_1176

Il cibo era fatto prevalentemente di brasati, zuppe e poi abbiamo provato la salsiccia (lunga), il salame (cotto), i salamini (che sembrano salsicce) e i formaggi: Toma, Castelmagno..Castelmagno, Castelmagno..mi è piaciuto il Castelmagno!
Sui vini non ci siamo sdati: Grignolino (che mi è piaciuto!) e Fria d’Asti (non mi è piaciuto) e abbiamo tutt’ora un Barbera in attesa di essere stappato!

Dovessi dire che abbiamo mangiato cibo di strada particolare, mentirei. Ho fatto un’indagine successiva su quello che può essere il tipico street food piemontese.

Nel mio piccolo l’unica cosa che abbiamo provato sono una farinata (decisamente più ligure che piemontese) e il Pepino a Torino. Tappa obbligata e anche gradita.
Sì perché nel nostro tour abbiamo fatto fermata anche a Torino dove in un giorno siamo riusciti solo a vedere il museo egizio, passeggiare per il parco del Valentino e salire sulla Mole. Spero di tornare presto, per andare a trovare nuovi e vecchi amici e per visitare Torino ancora meglio!

 

 

 

 
Dalle mie ricerche però ho trovato un cibo di strada piemontese che merita di essere provato la prossima volta che andiamo su:
I GOFRI PIEMONTESI
I gofri sono delle semplici cialde preparate con solo 3 ingredienti acqua, farina e lievito. Si caratterizzano per essere croccanti fuori e morbidi dentro, si distinguono dai waffels, che si preparano nel nord europa, per lo spessore della cialda e il numero di ingredienti.
Vengono cotti in apposite piastre dette “ferri per goufres” oppure “gofriera”, due piastre di ghisa sovrapposte, simili a quelle che, nella tradizione cattolica, erano utilizzate per la produzione delle ostie che possono essere sia circolari che quadrate e hanno il caratteristico disegno a quadrettini che rimane stampato sui gofri durante la cottura.gofri-600x390-600x390
Le origini dei gofri vengono fatte risalire all’Ottocento, quando nelle zone montane del Piemonte al confine con la Francia si iniziò a cucinare queste cialde prendendo spunto dai waffels francesi, detti anche gaufres già diffusi dall’anno 1000. Il nome stesso, gofri, deriva dall’italianizzazione del termine gaufre francese e sta ad indicare la superficie groffata, cioè a forma di grata. La versione piemontese però era decisamente meno ricca e più orientata a fungere da pane, piuttosto che da dolce come poi è diventata quella oltralpe (francese, belga, tedesca e inglese..).
Fungeva da pane e la tradizione vuole che le piastre seguissero i pellegrini in viaggio verso i conventi e servissero a preparare in origine le ostie.
Un tempo erano utilizzati per accompagnare il pasto o anche da soli, come il pane; oggi si possono gustare sia in versione dolce che salata, farciti con salame, pancetta, prosciutto e formaggio, oppure ricoperti di miele, marmellata o crema al cioccolato.
Esistono varianti in Francia, Belgio, Germania ed hanno un parente in Abruzzo: le ferratelle

I gofri sono una ricetta tradizionale piemontese delle valli Chisone, Susa e Germanasca.
Si diffusero in queste valli di montagna poiché spesso sostituivano il pane quando il forno del paese era lontano e gli inverni freddi e nevosi.
Dopo alcuni anni di oblio oggi i gofri sono stati riscoperti e spesso si possono gustare nelle fiere di paese.  Oggi è uno street food da festa ma un tempo ogni famiglia aveva la sua piastra di ghisa che scaldava sulla stufa a legna. E io sono pronta a mangiarmene uno la prossima volta che andrò in Piemonte! (accipippola a me che non ne sapevo nulla..c’è una gofreria anche a Torino che serve piatti tipici, da provare!)

(fonti di ispirazione per la storia dei gofri:http://mangiarebuono.it/i-gofri-della-val-di-susa/ – http://cucinapiemontese.blogspot.it/2010/07/gofri.html)

Alla prossima con un cibo di strada estero. 😉


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