Cibo di Strada · Io · Per parlar d'altro...

Dolci di Natale, dolci da fiere, dolci toscani


Sfortunatamente ultimamente non ho molte news culinarie riguardanti lo street e per quanto riguarda il casalingo non ho fatto foto (me tapina).
Le cose che ho mangiato nel corso delle feste sono sempre le arcinote “tradizionalità”: panettone, pandoro, torrone..quest’anno niente panforte e cavallucci ma sono capitati i brigidini.

Se i primi sono arcinoti, i secondi non credo siano diffusissimi sul territorio italiano. In particolare.. Il panforte è tipico di Siena e dal sapore medioevale e nel casentinese c’è la tradizione del lancio del panforte. I cavallucci sono tipici toscani e non ho idea del perchè si chiamino così e i brigidini vengono da Lamporecchio. Questi ultimi li ho a lungo mal tollerati per la presenza dell’anice, ora li trovo proprio buoni.

Così, per rendervi un po’ partecipi della mia terra, l’unica senza dialetto ma con una parlata inconfondibile, vi racconterò questi dolci. Fermo restando che un bello zuccotto, li batte tutti!! (prima o poi riuscirò a prepararlo in casa!)

Il panforte, che è il più noto dei tre, è tipico di Siena e può essere pepato oppure no (a quel panforte-ricettapunto è detto panpepato). Nella storia nasce come panpepato: una preparazione di acqua e farina arricchita con miele, spezie e frutta. Diventa panforte quando nel 1879 viene presentato alla regina Margherita dalla città di Siena che sostituisce il pepe con lo zucchero bianco ed elimina il melone che invece era presente prima. E’ sempre stato un piatto per nobili date le numerose e costosissime spezie all’interno. Ora ha l’IGP dal 2013 e lo potete trovare al supermercato o fare in casa (mia nonna l’ha fatto anno scorso ed era decisamente buono!)
4015_cavallucci_350I cavallucci (a Firenze), i pepini (nell’aretino) e chi più ne ha, più ne metta..anche questi di probabile origine senese (ma si parla anche di Massa) e con quel che di medioevale che caratterizza il cibo delle mie terre..se non è medioevale, è rinascimentale! Infatti i cavallucci erano già noti ai tempi di Lorenzo il Magnifico e si parla di loro anche nel XVII sec. quando venivano chiamati “bericuocoli”. L’attuale nome dicono che è dovuto al fatto che venivano consumati in gran parte da coloro che si fermavano alle osterie con carri e cavalli.
Il loro sapore è molto particolare e speziato, ci sono miele, noci, spezie varie, anice  e canditi..sono piuttosto durini, quindi si inzuppano in vin santo o passito che li rende più morbidi (e accattivanti)! Acquistabili nei supermercati o da fare in casa.

I brigidini..questi sì che sono STREET FOOD, riempiono le fiere! Si trovano a tutte le fiere degne di questo nome e spesso ai banchi dei dolciumi al mercato o al luna park. Hanno un profumo inconfondibile e personalmente li trovo anacronistici, un po’ come i lupini e i semi di zucca. Fanno parte di una tradizione culinaria che ho paura che scompaia..

È un dolce o meglio un trastullo speciale alla Toscana

ove trovarsi a tutte le fiere e feste di campagna

e lo si vede cuocere in pubblico nelle forme da cialde.

Pellegrino Artusi in “La scienze in cucina e l’arte di mangiar bene

DSC_0226

Eccoli dunque, descritti niente meno che dall’Artusi. Lamporecchio è in provincia di Pistoia e qui c’è la storia della loro origine tratta da Diari Toscani
<<La leggenda vuole che alcune monache seguaci di Santa Brigida (da qui deriva il nome “brigidini”), addette alla preparazione delle ostie per la Comunione, un giorno decisero di concedersi un piccolo “piacere di gola”. Come impreziosire un’ostia? Aggiungendo all’originale ricetta uova, zucchero e anice! Un tempo si lavorava sulla spianatoia l’impasto ottenuto unendo gli ingredienti e si facevano fili cilindrici grossi come un mignolo che venivano tagliati a pezzettini. Nel frattempo si erano messe a scaldare sulla brace le schiacce (stampi di ferro con due dischi incisi fatti a mo’ di tenaglia), sulle quali si mettevano 6 o 7 palline di pasta, poi si schiacciavano e si rimettevano sul fuoco per pochi attimi. Appena pronti, si staccavano dalla schiacce e con essi si riempivano i tipici corbelli di zinco, i più adatti a mantenerli freschi  a trasportali sulle piazze dei paesi da parte dei “brigidinai“>>
Ora c’è un macchinario apposta che li produce in serie..a mano non saprei proprio come farli. Il sapore, leggendo la storia, ricorda proprio in parte le ostie!

ecco dunque..ma mentre scrivevo di Siena e Pistoia..ho pensato alle cialde di Montecatini e a tutti i cibi da fiera..e allora appuntamento a presto con altre news!

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...